«È da respingere con sdegno il tentativo di Berlusconi di trascinare il paese in un conflitto istituzionale dalle conseguenze gravissime. Bene ha fatto Veltroni a rispondere con la convocazione di una manifestazione martedì a difesa del capo dello Stato e della Costituzione. Esprimo piena solidarietà al presidente Napolitano che anche in queste drammatiche vicende dimostra di essere il massimo garante delle nostre istituzioni. Nel merito del voto finale del ddl del governo esprimerò,secondo coscienza, il mio voto favorevole. Questo nonostante le tante riserve sulle procedure e le strumentalizzazioni di cui sta dando prova, una volta ancora, il presidente del Consiglio, piegando a interessi politici un dramma carico di imperscrutabili risvolti».
(Enrico Letta, Pd)
Se Veltroni ha fatto bene.
Se solidarizzi con Napolitano.
Se nutri tante riserve.
Se il dramma è carico di imperscrutabili risvolti.
"Eluana è una persona viva, che respira in modo autonomo, le cui cellule cerebrali sono vive e mandano anche segnali elettrici. Una persona che potrebbe anche avere un figlio".
(Silvio Berlusconi, 06/02/2009)
Sì, potrebbe averlo. Se la violentassero. Non potrebbe certo abortire, in assenza di un suo esplicito consenso.
Serve a qualcosa spiegare perchè noi tutti oggi siamo qui a ricordare Faber? Ognuno di noi porta dentro un personalissimo motivo per ricordarlo. Potrebbe essere la voce, quella quercia piantata tra tanti fili d'erba, maestosa, superba; una voce che non conosceva incrinatura, incertezza. Intatta fino alla fine, nonostante tutto. Potrebbe essere quell'etica portata avanti in "direzione ostinata e contraria", a dispetto del comune sentire, delle facili convenzioni; quel senso morale che profumava di antico ma che nell' Italia di oggi sarebbe maledettamente moderno. Le sue parole, le canzoni, i concerti; quelli mancano a tutti, naturale. Il suo volto da burbero genovese che in un istante può mutare in sorriso. I suoi eccessi a ricordarci che anche lui, nonostante le apparenze, era un uomo di questa terra. Forse più di noi.
Forse non tutti amavano la musica di Fabrizio De Andrè. Tutti rispettavano Faber.
Giovanni Paolo II era convinto che i due colpi sparati al suo indirizzo da Mehmet Ali Ağca il 13 maggio 1981 non lo avessero ucciso grazie ad un intervento diretto della Madonna di Fatima. Nostra Signora deviò la traiettoria dei proiettili, di questo il compianto pontefice era convinto.
A quasi trent'anni di distanza dal fatto, grazie all'ausilio di sofisticate tecnologie è stato accertato che non fu la mano della Beata Vergine a deviare i proiettili. Si trattò in ogni caso di un intervento della madonna.
Non posso che concordare con il Cavaliere: il comportamento tenuto dalla sinistra riguardo alla presunta crisi economica che investe la nostra società è a dir poco inqualificabile, eticamente e politicamente. Dispensare paura, angoscia per il futuro, insicurezza al solo fine di ottenere un tornaconto in termini di consensi è un atteggiamento criminoso che dimostra quanto questi "democratici" siano ancora i vecchi comunistimarxsistileninistidisfattisti.
La crisi economica non esiste, diciamolo a chiare lettere. L'economia gira che è una meraviglia, ogni giorno le camere di commercio sono prese d'assalto da cittadini bramosi di aprire un'attività commerciale, il prezzo della benzina è talmente diminuito che nei distributori insieme al pieno regalano agli automobilisti attoniti due taniche di carburante omaggio. Eppure la disinformazione della sinistra riesce a far sentire gli italiani più poveri, con l'acqua alla gola già alla fine della terza settimana del mese, nonostante la crassa opulenza nella quale vivono.
Per fortuna il nostro illuminato presidente del consiglio, che ne sa una più di Andreotti, ha architettato uno stratagemma che promette di neutralizzare una volta per tutte il bieco piano disfattista ordito dall'opposizione: dal 2009 l'ormai vetusto calendario gregoriano sarà sostituito da quello berlusconiano che prevede nove mesi da ventuno giorni e otto mesi da ventidue, per un totale di diciassette mesi. Per dare un nome ai cinque mesi in più che saranno introdotti sarà istituito un gruppo di studio di glottologi presieduto dall'onorevole Elio Vito.
Mentre negli Stati Uniti un uomo di 47 anni attende di insediarsi alla Casa Bianca, da noi un giovane virgulto politico si è mummificato in diretta tv davanti a milioni di persone, un massone di belle speranze ha rimembrato davanti alle telecamere i cari vecchi tempi dell'olio di ricino e l'imberbe presidente del consiglio , in attesa di diventare grande, si è svagato giocando a nascondino in quel di Trieste.
A mio modesto parere dovremmo lasciare la politica in mano a personalità più navigate.
E' il momento di farla finita. Il massacro mediatico quotidianamente perpetrato dalla sinistra nei confronti dell' onorevole Maurizio Gasparri deve terminare. Non siamo disposti a continuare ad assistere a questa barbarie in silenzio.
Il senatore del PdL bolla il leader dell'opposizione come persona "stupida ed incapace" ed immediatamente le armate visigote del Partito Democratico scendono sul piede di guerra chiedendone la testa. A parte il fatto che non è dato sapere cosa vogliano farsene questi signori di un involucro totalmente vuoto al suo interno, il vespaio che hanno sollevato è del tutto pretestuoso. L'opposizione sa benissimo che Gasparri, col suo misero set di duecento vocaboli, non può certo sbizzarrirsi in chissa quali piroette verbali; il suo eloquio è quello che è, si esprime come può. L'unica volta che - nel tentativo di istruirlo un minimo - gli è stato messo sotto il naso uno Zingarelli ha reagito cospargendolo di benzina per poi bruciarlo al grido di "Morte ai rom! L'italia agli italiani! Du-ce! Du-ce!".
E' evidente a chiunque che se davvero avesse voluto insultare Veltroni lo avrebbe apostrofato ben diversamente ed invece non gli ha nemmeno dato del comunista.
L'esponente di Alleanza Nazionale lo ha pure spiegato alla Finocchiaro: "A' Finocchia'! Io nun ce volevo mica manca' de rispetto ar Vertroni! Ce volevo fa' du comprimenti! Possibbile che me devi sempre sta' a scassa' brutta zoccolaccia? Ma anvedi d'anna' affanculo! 'Ngessame er cazzo che me l'hai rotto!".
E' facile colpire i bersagli più deboli, mirare su chi non ha gli strumenti adeguati per difendersi. Questo è puro bullismo parlamentare, non può e non deve continuare! Cosa aspetta Napolitano ad intervenire?
Il senatore Carlo Giovanardi nasce a Modena il 15 gennaio 1950. Già nei primi anni di vita si palesa un'impressionante (nonchè inquietante) somiglianza con l'attore Fernandel, indimenticato protagonista dei film di Don Camillo; questa circostanza pesa non poco sulla psiche del piccolo Carlo che già in tenera età si identifica col prelato nato dalla penna di Guareschi. Colto da frequentissime crisi mistiche e da visioni celestiali, è sovente vittima di crudeli scherzi da parte dei coetanei che si prendono gioco di lui bersagliandolo con gragnuole di gavettoni a base di piscio e acqua santa. I complessi rapporti con gli altri bambini lo portano ad un progressivo isolamento dal mondo; a dieci anni Giovanardi - che trascorre le sue giornate tra scuola, chiesa e pratiche di autoflagellazione - ne dimostra quasi quaranta. I genitori, preoccupati per la sorte del loro figliolo, lo affidano alle cure di padre Ortensio Balestrazzi, monsignore della Parrocchia di San Trafelonio Martire. L'ottantanovenne uomo di chiesa, individuo di proverbiale apertura mentale, cerca di rieducare il giovine, al fine di riportarlo a contatto col mondo pur sempre nel rispetto dei sacri vincoli morali della fede. Nel 1963, allarmato dai primi scompensi ormonali del ragazzo che spesso si barrica in camera per ore ed ore masturbandosi davanti ad un santino di Santa Adaralgesia Decollata, padre Balestrazzi comprende che è giunto il momento di far conoscere il labirintico mondo della sessualità all'adolescente e gli spiega che la masturbazione, per quanto dilettevole, porta ad una progressiva perdita della vista; da quel giorno il Giovanardi comincerà ad indossare un vistoso paio di lenti.
Nel 1968, durante uno dei tanti moti studenteschi dell'epoca, Carlo viene travolto da un corteo studentesco di estrema sinistra. Questo imprevisto contrattempo lo fa arrivare in ritardo di otto minuti alla funzione religiosa; tale episodio si rivelerà scatenante per quello che col passare degli anni diverrà odio sempre più furibondo per comunisti, socialisti, capelloni e per i giovani in genere. E' in quel frangente che realizza che la politica sarà il suo futuro e da allora si adopererà per combattere il pericolo stalinista in Italia. Finite le scuole superiori, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza di Modena, dove otterrà la laurea per sfinimento dei professori con una tesi dal titolo "In difesa di Tomàs de Torquemada e del sistema tolemaico". Ultimati gli studi, assolve il servizio militare nei Carabinieri, dove finalmente riesce ad instaurare rapporti sociali con altre persone, entrando in contatto individui dotati della sua stessa ottusità.
Iscritto alla Democrazia Cristiana dal 1969, trascorre i primi anni di attività politica in totale apatia, come grigio consigliere comunale a Modena. Il grande salto nella politica che conta avviene quando Forlani, in visita nella cittadina emiliana, lo nota alle prese con un libro: il Giovanardi maneggia l'oggetto per lui inconsueto come un cubo di Rubik e dopo qualche minuto, scemato l'interesse per il volume, lo getta per tornare a dedicarsi alle abluzioni serali. Uomo navigato, Forlani intuisce il potenziale dell'individuo e da quel momento comincia l'irresistibile ascesa del Fernandel emiliano ai piani alti della politica. Eletto in parlamento per la prima volta nel 1992, da allora nessuno è più riuscito a schiodarlo dalla poltrona, alla quale si è inchiodato come un Cristo in croce per condurre le sue battaglie contro i bolscevichi, i cannaioli, gli scienziati, i giovani, gli uomini di mezza età che mostrano meno anni di lui e le bevande alcoliche che considera strumento di Satana che conduce alla perdizione eterna.